Avete mai sentito parlare dell’Ipotesi di Sapir-Whorf? Se la risposta è no, vi suggerisco di continuare a leggere.
L’Ipotesi di Sapir-Whorf, anche detta “Ipotesi della Relatività Linguistica”, prende il nome dal linguista e antropologo Edward Sapir, che elaborò le prime idee sul tema, e da Benjamin Lee Whorf, suo allievo alla Yale University, che ne sviluppò l’ipotesi in maniera più approfondita, supportandola con prove pratiche.
L’ipotesi di Sapir-Whorf afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare di ogni individuo. Da ciò deriva che studiare una lingua porterebbe ad imparare a interpretare il mondo così come fa il popolo che la parla.

Quest’ipotesi è uno dei temi fondamentali del film “Arrival”. Si tratta di un film di fantascienza del 2016, diretto da Denis Villeneuve e basato sul racconto “Storia della tua vita”, incluso nell’antologia di racconti “Storie della tua vita” di Ted Chiang.
Il film racconta la vicenda di Louise Banks (Amy Adams), famosa linguista a cui viene dato il compito di trovare il modo di comunicare con gli Eptapodi, alieni che sono giunti sulla Terra senza motivo apparente. È così che Louise inizia a studiare il loro linguaggio, basato su frasi palindrome scritte in modo circolare che si formano grazie all’emissione di un gas dalla base di uno dei loro tentacoli.

È evidente che la nostra protagonista si trovi di fronte a una grande difficoltà, dal momento che il linguaggio alieno, circolare e semasiografico (ossia legato unicamente all’utilizzo di simboli grafici), è opposto al linguaggio umano, lineare e glottografico (ossia basato su una stretta relazione tra scritto e parlato).
Proseguendo i suoi studi, Louise capisce che i segni circolari utilizzati dagli Eptapodi rispecchiano il loro modo di percepire il corso degli eventi. Essi, infatti, hanno una visione circolare del tempo e sono in grado di pensare e vedere contemporaneamente il passato, il presente e il futuro.
Più impara ad esprimersi nel loro linguaggio, più percepisce il tempo come loro, fino a trascendere il presente e riuscire a vedere tutta la propria vita come se ne fosse una spettatrice. Per spiegare questo fenomeno, lei stessa fa riferimento all’ipotesi di Sapir-Whorf, chiarendo che la lingua che parliamo è in grado di influenzare il nostro pensiero, e che imparare una nuova lingua può cambiare la struttura del nostro cervello e “riprogrammare” la nostra mente.

Certo, quello che succede a Louise in “Arrival” è assurdo e difficile da comprendere per noi che abbiamo una visione lineare del tempo che è fondata sul principio di causa-effetto. Eppure, il film espone in maniera coinvolgente l’Ipotesi della Relatività Linguistica, abbinandola al tema dell’incomunicabilità.
Vi consiglio assolutamente di guardarlo! E per eliminare ogni vostra perplessità, vi lascio il link del trailer.
Al prossimo articolo!
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